Helen Withney
ottobre 21, 2009 by admin
Filed under Storie personali
Helen Whitney era la figlia di Heber C. Kimball e si era sposata con Horace Whitney, il figlio maggiore di Newel Whitney, poco prima di iniziare il loro viaggio all’ovest. Fornisce dei dettagli sui rapporti dei Santi con gli indiani, lungo il percorso, parla di eventi a Winter Quarters, delle origini del Battaglione Mormone, e le esperienze in generale. Questo resoconto fu scritto dopo che il suo viaggio era stato completato e a volte fa riferimenti al diario del marito Horace.
giugno 1846
C’erano certi nel campo, all’inizio, che hanno ricevuto seri rimproveri dalla Presidenza per essere stati disonesti. Uno era il caso di un giovane nel campo del vescovo Miller, che aveva pagato dei capi di bestiame con soldi falsi. Il vescovo scrisse al Presidente Young per giustificare il giovane, ma gli fece ridare il denaro a Mr. Cochran, l’uomo che era stato ingannato da lui, ma il vescovo stesso ricevette comunque una lavata di testa, e gli fu ordinato di restituire i bovini. E stato detto ben presto che personaggi del genere non sono desiderati tra di noi, perché nel concilio tenuto a Chariton [Iowa], dove hanno organizzato il campo, sono state stabilite leggi e regole più severe. Ecco alcune parole di commento del presidente di Young, dette la domenica seguente:
“Ho detto loro che ero convinto che il corso che stavano prendendo avrebbe portato alla salvezza, non solo questo campo, ma anche dei Santi lasciati alle spalle, ma ci sono state cose sbagliate. Alcuni si lamentavano per le nostre sofferenze dalle persecuzioni, e per la perdita delle nostre case e proprietà, e la prendevano come una giustificazione per azioni di rappresaglia sui nostri nemici, ma un tale modo di agire tende a distruggere il regno di Dio “.
I seguenti sono episodi della nostra vita nel campo, sulle rive del fiume Missouri. Lunedi, 15, Horace dice di essere andato ad un ruscello per aiutare le ragazze col bucato. Quegli avvenimenti sgradevoli e poco interessanti li ricordo bene, e avrei potuto anche tralasciarli, se non avesse fatto menzione di questa circostanza. Poiché la pulizia è vicina alla devozione, e avendo acqua in abbondanza, quando le condizioni climatiche lo permettevano, non avevamo nessun buon motivo per trascurare questo dovere. E c’erano un sacco di ragazzi pronti e disposti a prendere un carro e dei buoi per portarci all’acqua se era distante dal campo, in caso affermativo, ci portavamo il pranzo al sacco, o tornavamo indietro a mangiare qualcosa di caldo. I ragazzi passavano il loro tempo libero pescando, o facendo quel che volevano fino a quando avevamo finito il bucato. Anche se il nostro bucato non era molto esteso, era abbastanza difficile, con il sole che picchiava, e un caldo afoso che sembrava scioglierci, e questo non era una cosa piacevole. Non ero una ragazza forte, essendo cresciuta come una pianta all’ombra avevo poca forza, ed ero quella che viene generalmente definita pigra, uno dei mali peggiori, credo, che possono affliggere l’umanità, se posso giudicare dalla mia esperienza personale. Ma avevamo tanto tempo di fare il bucato, stirare e rammendare, e anche per cucire, oltre a ripulirci ogni giorno. E perfino le nostre sarte di moda trovarono lavoro quando venne il tempo caldo. Papà aveva due o tre mogli che avevano imparato il mestiere, e sapevano fare le sarte, una di loro faceva e vendeva i busti, e tutte tre loro erano specializzate in qualche cosa, ed erano donne virtuose e degne, e , come regola generale, cercavano l’ interesse una dell’ altra. Tutte avevano le loro prove e tentazioni essendo principianti in quella che potrebbe essere definita una scuola di avversità, calcolata per far emergere facoltà che avrebbero potuto restare latenti, provando la natura di ognuno, mostrando i loro punti deboli e portandoli alla superficie, perché fossero eliminati, e ciascuno imparasse a governarsi da solo, che era la cosa basilare per fare santi o peccatori. Le compagnie “mormoni” erano ordinate, dei veri modelli per coloro che seguivano il loro percorso, e non erano disciplinati dalle stesse norme rigorose e motivazioni e dai principi che muovevano la nostra gente.
La nostra salvezza, sia temporale e spirituale, dipendeva da questo corso, e la nostra storia è una meraviglia e una meraviglia per coloro che si sono presi la briga di rintracciare noi, la nostra storia con i suoi alti e bassi. E le mie ragioni per scrivere sono di dare alle generazioni che sono cresciute da allora, una piccola idea delle prove e delle difficoltà di quei giorni e di quei mesi lunghi e tediosi, impiegati dai pionieri nel tracciare strade, costruire ponti e case, e fattorie , ecc, ecc, per l’agio di quelli che dovevano seguire, e la nostra esperienza, credo, è più vicina a quella dei figli di Israele, dopo la loro partenza dal paese d’Egitto, di qualsiasi altro popolo che conosciamo, anche se credo che noi siamo stati un popolo più paziente. E chi è stato salvato più miracolosamente dalla morte sotto molte più forme di quanto lo fossero loro? E lo stesso Dio ha combattuto per noi, mentre noi abbiamo mantenuto la pace, e ci ha portato la liberazione ogni volta, ed è nostro desiderio e scopo confidare ancora in lui . . . .
I rapporti con gli indiani
Luglio 1846
Siccome era quasi il crepuscolo quando finirono di traversare il fiume, ed eravamo molto stanchi, io con uno o due altri, avevamo accettato l’ invito da parte della figlia del capo di accompagnarla a casa, e quando ritornai, e vidi che i carri erano andati e non mi sentivo forte, mi esortò a ritornare e a fermarmi per la notte, invito che accettai, anche se passai una notte un po’ agitata e dormii poco, ma quando arrivò il mattino mi sentivo più a mio agio. Seppi che i suoi genitori si erano separati, la madre ora viveva con lei e faceva la maggior parte del lavoro. Anche se vestita in costume da indiana sembrava pulita, e teneva in ordine la casa, e avrebbe potuto stare a pari con le donne bianche per quanto riguardava il cucinare. Questo era un paese abbastanza boscoso, che abbondava di more di rovo e di altri frutti di bosco, e siccome i frutti erano maturi uscimmo al mattino e raccogliemmo quello che volevamo mangiare, dopo di che mostrò il suo buon gusto e il talento di intrecciare i miei capelli in larghe trecce, secondo l’ultima moda francese, mi pettinò così, e dopo cena mi accompagnò al campo. Mentre eravamo fermi in questo luogo andai, su invito, con una o due delle giovani mogli di mio padre, a prendere il tè con la moglie di un interprete, che ci raccontò un po’ di storia, non solo del capo e di sua figlia, ma delle tribù indiane Sioux e Pottawattamies, che erano in guerra tra loro. E fu solo la sera del 6 che un indiano Pottawattamie venne al nostro campo a cavallo, portando un messaggio, che poteva fare solo a segni. Il significato era che gli indiani Sioux avevano ucciso un Pottawattamie, e voleva che il nostro popolo li aiutasse nella lotta contro i Sioux e, quindi, a vendicare la morte del loro compagno.
